Chopin, la batteria e un'anima rock: intervista al pianista Federico Gad Crema

di Viola D'Ambrosio

Musicista versatile e dall’animo ecclettico, Federico Gad Crema, a soli ventitre anni, si è già esibito nei palcoscenici più prestigiosi al mondo. Dal Teatro alla Scala, alla Carnegie Hall di New York vanta collaborazioni con direttori d’orchestra ed artisti di fama mondiale.

 

Il suo primo strumento non è stato il pianoforte bensì la batteria: due mondi apparentemente lontani, eppure…

In realtà la batteria insegna sin da subito un forte senso del ritmo, qualità fondamentale per ogni musicista. Ovviamente sono mondi molto diversi ma complementari. Confesso di avere anche un’anima rock che cerco di portare nel mondo della classica, sdrammatizzando un po’ il concetto di stile sul palcoscenico. Dall’esterno la musica classica viene percepita come una nicchia elitaria; in realtà non è nient’altro che un linguaggio, così come l’inglese o il francese: può essere familiare o meno e se non lo si conosce è più difficile da apprezzare. Sicuramente un brano di Fedez della durata di tre minuti viene accolto con più naturalezza dalle nuove generazioni rispetto ad una sinfonia di Mahler. Alcune delle ragioni sono da rintracciare nel cambiamento, anche linguistico, avvenuto negli ultimi decenni: viviamo nella società dell’immediatezza dove tutto è accelerato. Ritengo che la musica classica abbia intrinsecamente dei valori che sono fondamentali per la società moderna, per questo è importante portare avanti progetti di sensibilizzazione partendo dai giovani. Ed è quello che sto facendo con l’orchestra giovanile Neojiba, meraviglioso progetto umanitario in Brasile.

 

Come nasce questo ponte Italia Brasile?

La collaborazione è nata quando il suo fondatore e direttore d’orchestra, Ricardo Castro, mi invitò in Brasile a suonare il concerto di Schumann. Era l’agosto 2018, prima che l’orchestra andasse in tour con Martha Argerich. È stata un’esperienza incredibile, perché i musicisti brasiliani hanno una passione senza filtri che musicalmente si trasforma in un'energia incredibile. Pur essendo giovanissimi il livello è altissimo e l’impressione è di suonare con professionisti navigati. Anticipo, ma solo in via ufficiosa, che dal primo dicembre verrà creata un’orchestra, la Peace Orchestra Project, con circa ottanta elementi under 25 scelti tra i migliori talenti internazionali e Neojiba ne farà parte come progetto umanitario.

 

Oltre ad essere un pianista talentuoso, sta studiando direzione d’orchestra. Cosa l’affascina di questo mondo?

Il primo approccio c’è stato con la direzione dei concerti per pianoforte e orchestra dalla tastiera. L’esecuzione dei concerti classici, partendo da Mozart e Beethoven, senza il filtro del direttore. Da lì è nata la mia passione. Sicuramente la preparazione è completamente diversa: il pianista agisce sul suono e sulla performance a 360 gradi mentre il direttore ha una visione d’insieme che coinvolge ogni singolo musicista e lavorando prima con l’orchestra è forse più libero di godersi la performance.

 

A soli 17 anni ha conseguito il diploma di triennio presso il Conservatorio G. Verdi di Milano a cui è susseguito un periodo di perfezionamento alla Colburn School di Los Angeles. Dall’Italia agli Stati Uniti: sono davvero due mondi così lontani?

L’approccio del musicista classico è molto diverso: un personaggio completo, attivo per quanto riguarda le relazioni sociali, si propone in modo diretto con il pubblico, e spesso presenta il programma prima del concerto. L’esperienza americana è stata molto importante anche per le relazioni che ho intrecciato e che sono state fondamentali per la mia crescita personale e musicale. Un esempio è l’incontro con il M. Jean-Yves Thibaudet, a cui devo anche l’inizio della mia passione per la moda.

 

Moda ma anche calcio e sport, non c’è solo la musica nella sua vita…

Sono appassionato anche di alta cucina, che reputo essere un’altra forma d’arte. Ogni passione ed esperienza personale contribuisce ad arricchire il mio mondo musicale e interpretativo.

Ad essere sinceri, io mi reputo più un musicista che un pianista, grazie anche all’interesse per la direzione d’orchestra. La mia passione non si esaurisce con il pianoforte, piuttosto è stato la chiave d’ingresso ad un mondo meraviglioso che mi ha condotto a scoprire ambiti, culture, arti di ogni genere. Non mi pongo limiti: un giorno potrei decidere di fare il designer e cambiare completamente vita. Amo esplorare nuovi linguaggi, infatti la settimana prossima sarà ufficializzata la mia partnership con i F.lli Tallia di Delfino ed Erato 1976 per una collaborazione in esclusiva con gli abiti, partendo da un tessuto made in Italy completamente naturale. Da italiano sono molto orgoglioso di promuovere le eccellenze della mia nazione.  

 

Quest’anno sarà ospite al Cremona Musica: qualche anticipazione?

Cremona Musica è una piattaforma rilevante sia a livello nazionale che internazionale. Mi sento particolarmente emozionato nel continuare la mia collaborazione con Fazioli pianoforti, una realtà di grande successo a livello mondiale e che a mio avviso produce gli strumenti migliori sul mercato. Al pubblico di Cremona presenterò i 24 preludi di Chopin, e credo che il particolare connubio Chopin - Fazioli sia imbattibile in questo momento.