108 anni di organetti e fisarmoniche Castagnari, da Marc Perrone a Sting

di Salvatore Sclafani

 

Castagnari è uno dei marchi più importanti nell’universo dell’organetto e della fisarmonica. Strumenti eleganti, riconoscibili per un suono denso e definito, vengono costruiti in una bottega storica a conduzione familiare. Cremona Musica ha voluto intervistare Massimo Castagnari, uno dei titolari di questa prestigiosa ditta, apprezzata dai più affermati musicisti.

 

Cosa state preparando per Cremona Musica? 

Presenteremo alcuni dei nostri organetti, fra cui i modelli standard (a 2 file e 8 bassi), fra i più diffusi dall’Italia al Nordamerica ; ma anche gli strumenti a 3 file con 12, 18 e 24 bassi, e una parte della nostra, meno estesa, produzione di fisarmoniche, che conta modelli col sistema pianoforte o cromatico a bottoni.

In generale, fra gli organetti, porteremo a Cremona Musica i nostri modelli maggiormente richiesti, impiegati nelle tradizioni musicali folk irlandese, francese, ma anche del nord Italia.

 

Che importanza riveste Cremona Musica per la vostra attività? 

L’edizione 2022 coincide con la nostra terza partecipazione alla fiera. Siamo sempre rimasti contenti: per noi, è un grande piacere incontrare musicisti interessati alla nostra produzione, ritrovare vecchi amici o conoscerne di nuovi. Anzi, siamo felici di entrare in contatto anche con i nostri diretti “concorrenti” che fanno il nostro stesso mestiere: raramente, infatti, abbiamo il tempo di confrontarci. Insomma, la fiera è una prestigiosa vetrina e ci permette di diffondere ulteriormente il nostro lavoro, che gode già di ottima di salute.

 

Il vostro catalogo di organetti e fisarmoniche è eterogeneo. Da cosa dipende tale diversità? 

La fondazione della nostra azienda risale a 108 anni fa e abbiamo conosciuto diverse evoluzioni; tuttavia, nonostante certi modelli possano essere superati, continuano ad essere richiesti e rimangono presenti in catalogo. Ad esempio, la differenza più importante consiste, per i nostri organetti, nella tastiera, la quale può essere tradizionale o moderna; la prima presenta i tasti a vista su guida di legno, materiale, questo, soggetto ad agenti atmosferici: ecco perché tale modello deve essere, spesso, revisionato; la tastiera moderna, invece, è costituita da boccole di metallo e ottone, risulta più scorrevole ed è più lenta a usurarsi.

Anche se quest’ultima è apprezzata dai più, i modelli con tastiera tradizionale rimangono tuttora richiesti da un’importante parte della clientela.

 

Dove si concentra maggiormente il vostro mercato? 

Per diversi anni, fino al 2000, il mercato francese ha avuto un ruolo preponderante. Attualmente, oltre alla Francia, lavoriamo frequentemente con l’Inghilterra, i Paesi scandinavi, la Spagna e il Belgio.

 

Siete estremamente attivi anche in ambito culturale. 

Sì, da circa 12 anni, mia moglie ed io siamo molto attenti alla diffusione della musica folk e lavoriamo con passione all’organizzazione di festival che valorizzino tale repertorio. Ci occupiamo soprattutto delle scelte musicali. Dopo aver partecipato costantemente all’organizzazione del festival Amantica, da due anni lavoriamo al festival Due passi nel folk, che ha luogo a soli 200 metri dal nostro laboratorio e si svolge, generalmente, il week-end a metà del mese di luglio.

In tal senso, i nostri contatti con i più apprezzati musicisti del settore sono fondamentali: proprio quest’estate, per esempio, sono stati ospiti del festival i Naragonia, duo folk belga di risonanza internazionale.

 

Perché i grandi artisti scelgono i vostri strumenti?

Questa sarebbe una domanda da porre direttamente a loro (ride). Effettivamente, molti grandi interpreti, ormai amici, si rivolgono a noi: oltre ai Naragonia, anche Riccardo Tesi, Ambrogio Sparagna, Simone Bottasso, Antonio “Pupillo” De Rocco dei Negramaro... Ma anche Sting ha recentemente comprato un nostro organetto!

Forse, apprezzano la passione e la cura con cui lavoriamo, e il valore che diamo, anzitutto, al rapporto umano: chi ci conosce sa che mettiamo al centro non solo l’artista, ma anche la persona.

Non è semplice scegliere un organetto: ecco perché, per noi, è fondamentale l’attenzione con cui cerchiamo di costruire uno strumento ad hoc, adatto a tutte le esigenze. Siamo una vera e propria sartoria dell’organetto!

 

Quali sono i momenti salienti della vostra storia?

La nostra bottega è stata fondata nel 1914, da mio nonna Ida e mio nonno Giacomo, chiamato anche “Jacomo” nel nostro dialetto. Il suo ricordo è ancora estremamente vivo in noi: per esempio, recentemente, abbiamo girato delle video-interviste nella bottega, in cui chiedevamo ai musicisti, nostri clienti, perché scegliessero una fisarmonica Castagnari; le video-interviste sono accessibili in una rubrica, parallela al nostro sito internet principale, che abbiamo nominato, per l’appunto, “La bottega de Jà”.

La nostra storia a conduzione familiare è proseguita attraverso le generazioni: adesso siamo cinque soci, fra fratelli e cugini. In bottega, inoltre, oltre ai parenti più stretti, alcuni nostri dipendenti non fanno “ufficialmente” parte della famiglia, ma è come se lo fossero, ormai.

 

Quanto la produzione di organetti ha inciso sulla vostra evoluzione?

Per molto tempo, prima degli anni Ottanta, in un’epoca in cui l’organetto era quasi scomparso, Castagnari ha prodotto essenzialmente fisarmoniche. Nel 1979, però, abbiamo avuto la fortuna di incontrare il grande strumentista francese Marc Perrone. Perrone, infatti, ci chiese un organetto top di gamma e rimase in bottega per provare lo strumento. Quando si sparse la voce della sua presenza da noi, tanti altri musicisti vennero a trovarci e ci chiesero di creare uno strumento simile. Perrone, poi, ha condotto il nostro organetto verso livelli straordinari, nelle scene musicali più prestigiose della Francia: ecco una delle ragioni del nostro rapporto privilegiato con questo Paese.

Non siamo mai stati davvero interessati alla pubblicità, il nostro lavoro si è diffuso in maniera graduale e costante, adattandosi ai tempi e alle richieste. I nostri strumenti, ormai, sono estremamente versatili e, d’altronde, sarebbe ormai riduttivo relegarli al repertorio folk: strumenti come l’organetto a 3 file sono, adesso, capaci di eseguire cromatismi ed estremamente diffusi in generi diversi, fra cui il jazz o addirittura il punk.