La liuteria e l'arte dell'insegnamento: intervista con Angelo Sperzaga

di Ruben Marzà

Una scoperta inattesa e un amore a prima vista: così Angelo Sperzaga (54 anni, cremonese) è entrato in contatto con il mondo della liuteria, mondo che oggi lo vede in prima fila come artigiano e come insegnante. Due strade altrettanto impegnative, apparentemente distanti ma in realtà strettamente interconnesse.

 

Maestro Sperzaga, come si è avvicinato al mondo della liuteria?

Tutto è avvenuto grazie al mio insegnante di Storia dell’arte alle medie: piuttosto che tenerci chini sui libri, a lui piaceva portarci in giro per Cremona a visitare e toccare con mano palazzi storici, chiese, biblioteche. Un giorno ci ha portati a visitare la Scuola di liuteria, e per me si è aperto un mondo sconosciuto. È stata una vera folgorazione: da quel momento non ho avuto dubbi su quale sarebbe stata la mia scelta. Ho frequentato la Scuola subito dopo la terza media, e così sono stato in grado di avviare la mia attività a poco più di 20 anni, collezionando anche premi e riconoscimenti in mostre e concorsi.

 

Poi è arrivato l’insegnamento…

Dopo 10 anni di professione sono stato chiamato ad insegnare alla scuola che mi aveva formato. Una bella sfida, che mi ha costretto a rimettermi in gioco e che ho accettato con entusiasmo: presa la maturità da privatista a 40 anni e l’abilitazione all’insegnamento, nel 2016 sono infine passato di ruolo e da sei anni sono Vicepreside della Scuola. Anche questo mondo mi ha appassionato da subito: credo di essere riuscito a conciliarlo efficacemente con l’attività del laboratorio, per quanto la mia presenza alle fiere internazionali si sia ovviamente ridotta.

 

Crede che Cremona rappresenti ancora un punto di riferimento internazionale per la formazione in liuteria?

Assolutamente. L’80 per cento dei nostri iscritti viene dall’estero, già questo testimonia il valore internazionale del nostro diploma – che anzi, a mio parere, negli ultimi 20 anni si è ulteriormente rafforzato. Quello della nostra Scuola è un ruolo di grande responsabilità anche perché siamo in prima linea nel processo formativo: da noi arrivano ragazzini di 14 anni, ai quali serve dunque anche una formazione culturale a tutto tondo. Ma rispetto a quando ero un allievo, negli anni Ottanta, la proposta formativa si è molto ampliata e le opportunità sono cresciute; ci sono anche percorsi differenziati, ci si può specializzare sulla manutenzione, ad esempio. I nostri diplomati trovano subito posto in laboratori di maestri affermati di tutto il mondo e si trovano presto a mettere le mani su strumenti di grande pregio.

 

Quali sono i numeri della Scuola?

Senza contare la parentesi del Covid, che ha ridotto soprattutto le presenze asiatiche, negli ultimi anni ci siamo stabilizzati su un totale di circa 150/170 studenti. Quelli in età scolare non sono moltissimi, anche per la mancanza a Cremona di un convitto: molti interessati aspettano di avere in mano un diploma. Ai ragazzi stranieri offriamo anche corsi di lingua. Trovarsi di fronte studenti da tutto il mondo rappresenta davvero uno scambio e un arricchimento continui, ed è bello ritrovarsi a distanza di anni.

 

Da veterano di Cremona Musica, come ha visto evolversi il rapporto tra liuteria e fiera?

Premetto che sono un grande fan di Cremona Musica, penso di non aver mai saltato un appuntamento: ricordo i primissimi anni, in cui non avevo ancora un mio spazio dedicato e potevo permettermi giusto una vetrinetta con due strumenti, un tavolino e due sedie. Per quanto adesso, visto anche l’impegno a scuola, mi sia difficile partecipare a molte fiere all’estero, a Cremona non ho mai rinunciato. Ciò che ho visto cambiare sensibilmente è stato il pubblico: il target si è progressivamente ristretto e specializzato, e questo credo sia un bene – i primi anni, la domenica sembrava di essere allo stadio, con ragazzini che giocavano a palla e cercavano di pizzicare le corde [ride]. C’erano grandi numeri, certo, ma adesso c’è maggiore opportunità di prendere contatti utili. Poi sta al bravo liutaio tramutare questi contatti in vendite, e in clienti affezionati.

 

Si tratta di un’occasione unica per il mondo della liuteria, e per Cremona in particolare…

Assolutamente. Non tutti la vedono allo stesso modo, certo: c’è sempre chi tenta di correre per conto proprio, sfruttando però il pubblico e la visibilità della fiera – senza rendersi conto che, dovesse chiudere questa, difficilmente le piccole esposizioni parallele avrebbero possibilità di sopravvivere. Ma si perderebbe anche il confronto, tanto spietato quanto prezioso, con i migliori strumenti che arrivano da tutto il mondo: è un’occasione impagabile per vedere in diretta come si sta muovendo il mercato, per capire cosa succede in Europa, Stati Uniti ed estremo oriente. Si tratta di un investimento, certo, ma le opportunità sono tante e sempre più ricche – si pensi alla recente introduzione degli speed dates, capaci di raggiungere un pubblico enorme.

 

C’è un legame diretto tra fiera e mondo della formazione?

Certo, ed è un legame sempre più stretto. Negli ultimi anni ho portato in fiera molti ragazzi a fare alternanza scuola-lavoro; una volta, poi, nell’ambito di un gemellaggio con il liceo musicale di Sassari, abbiamo aperto gratuitamente le porte a 40 ragazzi. L’organizzazione è sempre molto attenta su questi aspetti – come su tutto il resto, d’altronde.