Andrea Schudtz omaggia la liuteria milanese del XX secolo

di Giorgiana Strazzullo

Andrea Schudtz, classe 1973, apre le porte della sua bottega rilasciando una nuova intervista per Cremona Musica. A quindici anni confeziona il suo primo violino ispirato dal lavoro del padre, Pavel Schudtz, e quest’anno presenterà per la prima volta due violini ispirati alla liuteria milanese del XX secolo di Leandro Bisiach.

 

Nel suo sito internet colpisce la frase “…instruments are not made, but are born”, ci può spiegare la differenza?

È come quando nasce un bambino, non esiste uno strumento uguale ad un altro e tutti posseggono un’anima! Prima di lavorare e costruire uno strumento facciamo un’accurata indagine sul suono e sulla persona che lo ordina: costruiamo lo strumento sulla base delle sue esigenze. È fondamentale per un musicista sapere che lo strumento è generato a partire dai suoi desideri! Non viene realizzato per piacere a tutti ma esclusivamente al musicista che lo suonerà.

 

Cosa eredita dalla tradizione liutaia di suo padre Pavel Schudtz?

Essendo un figlio d’arte sento una grande responsabilità verso mio padre! Era molto conosciuto nell’ambito musicale da diversi musicisti di fama internazionale con i quali ho, tuttora, diversi rapporti sia commerciali che di amicizia.

La mia famiglia ha fortemente voluto che io studiassi a Cremona, lì c’è una scuola importantissima che ha fatto crescere diverse generazioni di liutai a partire da Stradivari. Sono grato a mio padre perché ho appreso quell’attenzione particolare verso la messa a punto aiutandomi a liberare il suono e il potenziale dello strumento a stretto contatto con i musicisti.

In Accademia ti insegnano lo stile costruttivo cremonese, lo stile italiano, invece il suono e le piccole caratteristiche per migliorarlo si insegnano soprattutto nelle botteghe. Ho avuto la fortuna di imparare dal lavoro di mio padre, sempre attento a tirare fuori il meglio dagli strumenti.

 

Come sceglie le sue collezioni?

Prima di fare una collezione sono alla ricerca di idee, pensieri e vedo nascere l’ispirazione approfondendo i diversi concetti. L’anno scorso ho creato uno strumento che mi è molto caro: un violino tutto dipinto nello stile di Amati, ispirandomi agli strumenti di Amati che erano in mostra presso il Museo del Violino nel 2019. In quell’occasione ho potuto documentarmi, studiare e approfondire la storia e le tradizioni di quel periodo storico, che sono state per me grande fonte d’ispirazione.

Ben riuscito anche il mio nuovo modello di viola! È un modello insolito, non di grandi dimensioni e molto comodo per suonare nelle posizioni alte. Il mio obiettivo è stato creare uno strumento che venga comodamente suonato, senza sacrificare la potenza del suono. Volevo proporla a Cremona Musica 2022 ma fortunatamente è stata già venduta.

 

Lo scorso anno ha presentato durante Cremona Musica 2021 un quartetto di strumenti intarsiati, cosa presenterà il prossimo settembre?

Il quartetto di strumenti intarsiati è stata una mia sfida: ho sempre voluto costruire strumenti non finalizzati alla vendita, ma dati in comodato d’uso a diversi quartetti per delle valide cause. Recentemente ho avuto tra le mani un bellissimo strumento di un liutaio dell’inizio del XX secolo, Leandro Bisiach (1864 - 1945), di scuola milanese: mi è piaciuto molto!

È stato importante studiarlo bene e ispirarmi a lui nonostante i modelli di riferimento siano sempre gli Stradivari, Guarneri del Gesù e Amati. È importante omaggiare anche i grandi liutai del XX secolo. Quest’anno presenterò due copie del violino Bisiach del 1940.

 

Ha mai creato una mappatura dei suoi acquirenti? Dove abitano i suoi strumenti prevalentemente?

Difficile da definire, perché lavorando per molti anni su livello internazionale gli strumenti ci vengono ordinati da tutte le parti del mondo. All’inizio della mia carriera molti strumenti sono stati venduti in Asia, Giappone, Cina e Taiwan. Adesso il mercato si è concentrato in Europa: Italia, Germania, Francia e Portogallo. Ci sono alcuni paesi che sembrano difficili da raggiungere come India, Iran… i miei strumenti sono arrivati anche lì. La musica e la liuteria ci uniscono.

 

Come Cremona Musica ha migliorato la promozione della sua attività?

Ci sono stati diversi incontri con musicisti di fama internazionale perché il salone è stato sempre visto come un punto di riferimento professionale. Nonostante ci siano state in passato diverse fiere, il salone di Cremona Musica era quello dove si puntava sulla liuteria artigianale e quindi sicuramente ha aiutato a crescere e a vedere il lavoro di altri liutai per poter imparare e scambiare idee. Per fortuna esiste Cremona Musica che ci da la possibilità di esporre in una fiera molto ben organizzata.

 

Un bel ricordo? Un fortunato incontro da raccontare durante le precedenti edizioni?

Mstislav Leopoldovich Rostropovich, amico e cliente del mio papà, nel 2004 ha suonato un mio violoncello ed è stata un’emozione fortissima: mi ha incoraggiato nel mio lavoro. Tanti e diversi altri musicisti ci sono stati in seguito.