La conservazione della cultura della liuteria secondo Lorenzo Frignani

di Salvatore Sclafani

 

Lorenzo Frignani, liutaio, da oltre trent’anni si occupa di costruzione e di restauro di strumenti ad arco e a pizzico. Da quattro anni, è presidente A.L.I. (associazione liutaria italiana) professionisti, associazione nata a Cremona nel 1980. Cremona Musica ha voluto intervistarlo, in particolare riguardo alla sua attività professionale e al suo impegno in manifestazioni culturali legate alla liuteria.

 

Il restauro e la conservazione degli strumenti occupano una parte importante del suo lavoro. Quali responsabilità ne derivano?

Sono costruttore di strumenti; ciò implica, per me, che il restauro sia orientato alla loro conservazione per i posteri, mantenendo il più possibile il loro aspetto originario. Il mio lavoro è guidato da un’idea di trasmissione culturale attenta a non stravolgere le caratteristiche degli strumenti con cui entro in contatto.

Il restauro e la conservazione sono alcuni degli aspetti della mia attività; mi occupo anche della raccolta di strumenti antichi, anche rari e di pregio. Sono costantemente animato dall’interesse per i loro aspetti storiografici e conservativi, anche a fronte dell’attitudine consumistica attuale: per me, infatti, l’accesso a questi tesori non si lega necessariamente al risvolto commerciale della loro vendita; al contrario, ho tenuto con me la quasi totalità degli strumenti raccolti in questi anni.  Una parte di essi (venti pezzi circa), sarà poi destinata al Museo Civico di Modena, e si aggiungerà all’attuale collezione.

 

Ha qualche esempio, un aneddoto in particolare, legato alla sua carriera?

Un episodio significativo è quello legato alla chitarra Stradivari detta “Sabionari”, conservata al Museo del Violino di Cremona. Poco tempo dopo un grosso restauro avvenuto in Francia, in cui la chitarra era stata in parte ricostruita, durante le registrazioni di un disco si verificò il problema, serio, di una recidiva nell’incollaggio del ponte, che saltò via strappando una parte della tavola. Io conoscevo già la chitarra, e sapevo chi aveva realizzato il primo intervento: si trattava di Giuseppe Marconcini di Ferrara, un liutaio che, come altri, ho contribuito a far conoscere, grazie alle mie indagini costanti sugli aspetti storiografici degli strumenti musicali. Il proprietario mi contattò in emergenza: chi si era occupato del restauro precedente non era disponibile in quel momento e mi fu richiesto, quindi, di trovare una soluzione adeguata allo strumento, pregiato e raro.

 

Lei è spesso invitato e consultato alle mostre di strumenti musicali.  Cosa significano questi eventi per il suo lavoro?

Non sono un organizzatore, ma, effettivamente, sono spesso contattato da esperti, maestri e appassionati per l’allestimento di iniziative di condivisione culturale. Così, sono stato invitato a Cremona Musica, manifestazione che si dedica ampiamente anche alla diffusione del sapere e non solo agli aspetti commerciali della liuteria. Essere parte attiva in mostre ed esposizioni del genere è uno dei miei interessi complementari, cui mi dedico volentieri. Tengo molto alla crescita settore della liuteria italiana e con questo spirito, mi sono anche dedicato alla ricerca, alla scrittura di articoli sul tema e all’editoria relativa.

 

In quale veste è stato e sarà presente a Cremona Musica?

Già da alcuni anni sono stato presente in mostre e dibattiti, che costituiscono una parte rilevante della programmazione ricca ed eterogenea di una fiera capace di attrarre un pubblico importante e appassionato, e di metterlo in contatto diretto con la cultura. Sono stato anche molto contento di aver contribuito a far tornare nel 2021 l’A.L.I. a Cremona Musica, dopo molti anni. Un ritorno significativo, soprattutto per la promozione commerciale e del lavoro dei nostri soci.

Cremona Musica è una manifestazione estremamente importante ed è fondamentale, a mio avviso, contribuire alla sua riuscita in maniera propositiva e partecipativa, con un’attenzione particolare agli interessi di appassionati, liutai e interpreti. E mi fa piacere agire per creare delle situazioni positive e fruttuose, come nel caso della collezione di chitarre storiche; dall’anno scorso, inoltre, ci stiamo in particolare occupando dell’evoluzione storica del mandolino. Nel futuro, lavorare anche a mostre riguardanti gli strumenti ad arco sarebbe una prospettiva interessante.

 

Cosa rappresenta per lei Cremona Musica?

Sicuramente, per la liuteria, una delle vetrine più importanti a livello internazionale. Una fiera come Cremona Musica offre presentazioni di qualità, e si impegna nel valorizzare le caratteristiche e il potenziale dei prodotti italiani. Sin dall'inizio è rimasta il riferimento per la liuteria italiana. Noto con piacere che anche la liuteria italiana a pizzico sta iniziando ad acquisire sempre maggiore spazio all’interno della fiera, ed è sempre più presente ed esposta nel mondo.

 

Quali sono, in Italia, le direzioni della liuteria contemporanea?

Dipende dall’ambito: la liuteria classica degli strumenti ad arco è abbastanza consolidata; gli strumenti a pizzico, invece, stanno ancora vivendo una fase sperimentale, in una dinamica evolutiva. Ciò che è prioritario per tutta la nostra liuteria è il consolidamento dell’identità. La liuteria italiana può contare su una storicità e una tradizione importanti: i liutai italiani sono stati ispiratori nel mondo, definendo alcuni capisaldi del mestiere, tuttora validi. In tal senso, la tradizione è fondamentale: si tratta di una base imprescindibile per ogni evoluzione futura. Bisogna essere consapevoli da dove veniamo e dobbiamo fare attenzione a non inseguire le mode che, forse, rendono più facile la vendita di uno strumento ma non tengono conto di altri fattori identitari importanti. È nostra responsabilità preservare l’identità italiana della nostra pregiata liuteria.