L’editoria musicale: una storia da custodire. Intervista a Laura Rossi di Schott Music

di Ruben Marzà

Ha studiato architettura, lingue e letterature in Italia e all’estero, ma a catturarla è stato il mondo dell’editoria musicale: Laura Patrizia Rossi è da molti anni rappresentante di Schott Music per l’Italia, la Spagna e il Portogallo. In vista dell’ormai consolidato appuntamento a Cremona (Schott è stata la prima casa editrice ad approdare a Mondomusica, nel 2004) le abbiamo chiesto di parlarci della sua esperienza e delle prospettive della musica stampata.

 

Come è entrata nel mondo dell’editoria?

Il mio percorso è iniziato lontano dalla musica: l’architettura, le lingue, la traduzione. Ma per una coincidenza astrale, nel 1988 ho avuto un colloquio di lavoro con Casa Ricordi, e lì tutto è iniziato. Pur non avendo un background musicale vero e proprio, mi trovavo comunque a mio agio tra i libri; sono stati dieci anni molto belli e che ricordo con grande orgoglio e soddisfazione, prima di passare a Schott.

 

Ecco, cosa ha trovato in Schott di diverso, rispetto alle altre case editrici?

Sono almeno 15 anni che tengo conferenze sulla storia dell’editoria musicale, nei conservatori e nelle università di Italia, Spagna e Portogallo; una storia di cui Schott è senza dubbio uno tra i principali protagonisti. Nel 2020, pur con le problematiche legate al covid, abbiamo festeggiato i 250 anni di attività ininterrotta – siamo coetanei di Beethoven, la cui Nona Sinfonia fu edita, non a caso, proprio da Schott.

 

In 250 anni il mondo della musica ha subito cambiamenti notevoli…

È proprio questo che mi preme sottolineare: negli ultimi anni la situazione è diventata molto più difficile, e non solo a causa della pandemia, ma già con lo sviluppo vertiginoso di Internet e dei colossi del commercio online – e quello, di conseguenza, della pirateria. Serve una presa di responsabilità da parte di tutto il mondo della musica per salvaguardare questa storia incredibile. E Schott è l’unico editore al mondo che ha conservato intatta la sua storia e la sua ricchezza, sempre nella sede originaria di Mainz.

 

Di quali figure è alla ricerca l’editoria musicale, oggi?

Bella domanda. Quello che manca, soprattutto in Italia e in misura sempre crescente, è una reale comunicazione tra studenti di musica, docenti e case editrici; queste ultime sono spesso percepite come lontane, e adesso quelle capaci di trasmettere una cultura ricca di secoli si contano sulle dita di una mano. Servirebbe quindi una grande opera di sensibilizzazione; già adesso, ad esempio, in collaborazione con AINEMU (l’Associazione Italiana Negozianti di Edizioni Musicali, una delle pochissime al mondo di questo tipo) stiamo proponendo corsi di formazione per negozianti e assistenti.

 

Quali sono le ragioni, secondo lei, del successo di Cremona Musica?

Potrò sembrare di parte (ma non credo di esserlo) se dico che la bellezza di Cremona non è comparabile a niente al mondo: la città, il Museo del Violino, la scuola di liuteria, rappresentano un patrimonio unico e inestimabile. Dispiace solo per l’inadeguatezza dei trasporti, specie da e per gli aeroporti, forse l’unico vero ostacolo che impedisce alla fiera di diventare grande come potrebbe. Me ne sono accorta in particolare quest’anno, visto che porterò a Cremona l’associazione degli editori spagnoli.

 

Sa darci qualche anticipazione sulle novità di Schott Music per Cremona 2022?

Stiamo ancora lavorando ai dettagli, avremo presto una riunione a Mainz. Ma quest’anno, per fortuna, abbiamo pubblicato tantissime novità – soprattutto per archi e pianoforte, che rappresentano un po’ le nostre due direttrici principali. Posso già anticipare una pubblicazione sul maestro spagnolo di chitarra José Tomás e un’edizione speciale su Vladimir Horowitz. Credo proprio che il nostro pubblico non resterà deluso.