Alla scoperta dell’Italian Bluegrass Meeting

Sabato, come da tradizione a Cremona Musica, sarà il giorno dell’Italian Bluegrass Meeting, giunto all’ottava edizione. Un appuntamento ormai classico, che raccoglie presso il Live Stage dell’Acoustic Guitar Village decine di artisti, professionisti e appassionati. Per avere alcune anticipazioni abbiamo parlato con l’ideatore e il coordinatore del Bluegrass Meeting, Danilo Cartia.


Questa sarà l’ottava edizione dell’Italia Bluegrass Meeting, ci racconta come si è evoluta negli anni questa manifestazione?

Siamo nati nove anni fa, da una mia idea. Da musicista mi sono dedicato per tanti anni alla diffusione di questa musica e mi sono quindi proposto per organizzare questo evento. Abbiamo iniziato a Sarzana, con l’Acoustic Guitar Meeting, poi ci siamo trasferiti a Cremona Musica, all’interno dell’Acoustic Guitar Village. Per questo devo fare ringraziamento particolare ad Alessio Ambrosi che rappresenta L'Acoustic Guitar Village e a Cremona Musica. Abbiamo avuto grandi soddisfazioni, tanti musicisti, tanto pubblico, tanti artisti importanti dagli Stati Uniti, e poi incontri, workshop... L’anno scorso siamo stati costretti a una versione ridotta, ma quest’anno ripartiamo con 17 band, workshop di violino, mandolino, chitarra flat-picking e fingerstyle, banjo… insomma, siamo bene organizzati.

 

Come avete selezionato gli artisti di questa edizione?

Parto dall’idea che la musica debba essere un momento di riunione, amicizia, fratellanza. Sono presenti musicisti professionisti apprezzati in tutto il mondo e persone che vogliono imparare e che partecipano ai workshop. Il senso è mettere insieme persone che vogliono crescere e grandi professionisti.

 

Il genere bluegrass è ancora piuttosto di nicchia in Italia, cosa si può fare per promuoverlo e diffonderlo, e quanto è importante in questo senso Cremona Musica?

Il bluegrass è un genere di nicchia, ma fondamentalmente è un modo di suonare. Suonare bluegrass significa suonare qualsiasi cosa, con determinati strumenti (chitarra, banjo, mandolino, violino, dobro, contrabbasso), ma in una certa maniera, con un certo stile, rigorosamente in acustico. In Italia quando ho inziato era praticamente sconosciusto. Io ho iniziato al FolkStudio di Roma, dove sono partiti molti artisti. Attualmente Cremona Musica è un veicolo molto importante, poi siamo molto presenti sui social, che ci permettono di stare in contatto con artisti di tutto il mondo. E poi ci sono le jam, una grande occasione di incontro, anche con musicisti di altra estrazione musicale, che così iniziano a entrare nel nostro mondo. In fondo la musica è un linguaggio universale, non ci sono limitazioni.

 

Cosa direbbe per invitare i visitatori di Cremona Musica e gli appassionati all'Italian Bluegrass Meeting?

Veniteci a trovare, a sentire, cercate di capire. Il nostro è un mondo interessante, una musica che nasce dagli Appalachi, dalla Mountain Music, che poi si è sviluppata negli anni ‘30. Ancora oggi, pur mantenendo le sue radici, si sta evolvendo e anche per questo è molto interessante da approcciare. Io sono lì, veniteci a trovare e a parlare con noi.