Come diventare un artista Sonzogno

Con i suoi 147 anni di storia la Casa Musicale Sonzogno è un pilastro della storia della musica in Italia. Da Mascagni e Puccini, fino a Sollima ai giorni nostri, tanti dei maggiori compositori italiani sono stati pubblicati dalla casa editrice milanese, che da quasi un secolo è di proprietà della famiglia Ostali.

Quest’anno il vincitore del Disklavier Composers Contest, il concorso per compositori basato sulla tecnologia Disklavier organizzato da Cremona Musica e Yamaha Music Europe - Branch Italy si unirà alla lista degli artisti pubblicati da Sonzogno. Ma come si diventa un artista Sonzogno? Abbiamo parlato con Piero Ostali, che da più di 30 anni è ai vertici dell’azienda, per sapere come vengono scelti i giovani compositori e molto altro.

 

Sonzogno ha una storia lunga e affascinante, ci racconta come è diventata l’azienda che è oggi?

I Sonzogno arrivarono a Milano dal bergamasco alla fine del ‘700 e aprirono una tipografia, ma la figura chiave fu quella di Edoardo Sonzogno, eccezionale divulgatore di cultura, che a metà ‘800 ne fece un impero editoriale e fondò il quotidiano “Il Secolo”. Aveva anche una grande passione per la musica e, frequentando molto Parigi, capì che c’erano nuove correnti interessanti. Così inaugurò un settore musicale e acquisì i diritti in lingua italiana della Carmen di Bizet, che inizialmente non era stata compresa, e ne fece un successo mondiale. Nietzsche stesso la ascoltò nella versione italiana di Sonzogno, che era anche impresario e, come è noto, ne rimase folgorato. Per scoprire giovani compositori italiani organizzò alcuni concorsi a cui parteciparono Puccini (la cui grafia però era illeggibile e per questo non fu capito dalla giuria) e Mascagni, che vinse con Cavalleria Rusticana, il più rapido ed esplosivo successo nella storia della Lirica. Nel 1923, prematuramente scomparsi gli eredi di Edoardo Sonzogno, la Casa Musicale era in difficoltà e fu proposta a mio nonno, Piero Ostali, che la acquisì. Era un imprenditore del cotone, ma anche compositore di operette. Lui rilanciò autori dimenticati, come Cilea, e pubblicò nuove opere di Giordano e Wolf-Ferrari. Poi subentrò mio padre e in seguito mia madre, che ho affiancato a 26 anni nel 1989, per arrivare all’attuale assetto alla fine degli anni 2000.


Cosa caratterizza il repertorio di Sonzogno?

Rimaniamo sempre nell’ambito della musica alta e di qualità, ma desideriamo arrivare ad un pubblico ampio. Per questo i nostri autori trovano magari meno spazio nelle rassegne contemporanee, ma sono molto eseguiti nelle stagioni normali. E’ stato così sin dall’inizio, e infatti in tempi di snobismo culturale i nostri autori storici come Mascagni, Leoncavallo e addirittura Puccini furono ostracizzati da certa musicologia. Oggi abbiamo in repertorio autori come Boccadoro, Tutino, Sollima, Battiato, Galante, Betta, Carrara, e sto seguendo un gruppo di giovani in grande ascesa, come Curtoni, Pes e le compositrici Naomi Berrill e Mimosa Campironi.

 

Come si trovano i giovani giusti?

Non bisogna seguire la moda del momento. Ad esempio Sollima era completamente sconosciuto quando lo prendemmo. Ora è l’italiano più eseguito al mondo. E’ un compositore che piace sia ai grandi interpreti che ai musicologi, ai registi e a chi non è mai entrato in una sala da concerto. E’ una questione di intuito. Paradossalmente, credo mi abbia aiutato il fatto di non essere musicista e di riuscire quindi a immedesimarmi nel pubblico del futuro senza schemi precostituiti. Alla guida di Sonzogno si sono sempre succeduti musicisti e non musicisti, e questo secondo me ha funzionato nell’alternanza fra conservazione e innovazione.

 

Cosa consiglierebbe ad un giovane compositore per affermarsi nel mercato musicale di oggi?

Muoversi molto, fare più incontri possibile, mandare la propria musica in giro. Io ascolto tutto quello che mi arriva. Ormai il compositore chiuso in casa che scrive a matita è scomparso. Bisogna avere visibilità e crederci tanto. Oggi più che mai la vita è fatta di incontri, il mercato della musica classica non è più quello di una volta, e la commistione fra generi può essere un fatto positivo.

 

I concorsi hanno avuto una grande importanza nei primi anni di Sonzogno, è ancora così?

Non ne organizziamo più, perché è cambiato il mercato della musica nuova, ma collaboriamo con quelli che riteniamo più interessanti, quelli che possono aiutarci a trovare opere che verranno eseguite. Siamo selettivi nelle nostre pubblicazioni, non ci piace prendere un’opera per il gusto di averla in catalogo, vederla eseguita una volta e poi tenerla in un cassetto.


Pubblicherete però l’opera vincitrice del Disklavier Composers Contest. Cosa vi ha affascinato di questo progetto?

Devo dire che Roberto Prosseda ha sempre idee geniali per diffondere la musica classica, che mi catturano sempre. Il Disklavier è uno strumento che sarà parte del futuro della musica, sempre di più. A me piace la tecnologia, Sonzogno è stato il primo editore musicale in Europa (e il terzo il mondo) a dotarsi di un sito internet nel 1996. Non so se ci saranno musicisti robot nel futuro, ma c’è sempre una maggiore spinta sull’automazione, in tutti i settori. In questo caso la tecnologia permette ai compositori di dare sfogo a tutte le proprie idee musicali, andando anche oltre a quello che può fare un pianista umano. Sono molto curioso di vedere cosa ne uscirà.