La tappa a Cremona del giovane Mozart per il suo primo viaggio in Italia.

Beffardo. Ironico, perfido e persino cinico. Talmente sfrontato da imprime nel marmo della storia della musica e del teatro, l’immagine di quel ballerino che a «ogni piroetta lasciava andare una coreggia». 20 gennaio 1770: esattamente 250 anni fa, Wolfgang Mozart appena quattordicenne se la rideva seduto in uno dei palchi del vecchio teatro Nazari di Cremona (dove oggi si tova il Teatro A. Ponchielli). Assisteva, assieme al padre Leopold, alla “Clemenza di Tito” libretto metastasiano e musica di Michel’Angelo Valentini; operista della foltissima truppa dei “napoletani” che, in quel fine Settecento, portavano in giro per l’Europa gli scampoli tristi e finali del “belcantismo” italiano. In queste settimane è oramai in piena il fiume d’inchiostro che musicisti, musicologi critici e semplici musicofili, stanno versando sul 250esimo anniversario della prima visita in Italia del Salisburghese e sulle conseguenze epocali che quel peregrinare su e giù dall’italico stivale, ebbero nella formazione di Wolfgang e  sull’evoluzione dello stile operistico nell’antico continente.
Una delle prime tappe di quel viaggio di “formazione” fu proprio Cremona in quel lontano 20 gennaio a stagione operistica di “Carnovale” in corso. E la fonte di quelle vicende è autentica è lui stesso con suo Reisenotizien del 26 gennaio: spedito nella città natale alla “cara madre”.  

di Roberto Fiorentini

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