Andrea Portera: "Il Disklavier permette di superare i limiti creativi"

di Viola D'Ambrosio

L’universo artistico di Andrea Portera esplora creatività e psiche, alla costante ricerca della dimensione emotiva della musica. Il compositore grossetano, con oltre 160 titoli in catalogo, ha vinto numerosi concorsi nazionali e internazionali e vanta collaborazioni con le più prestigiose orchestre in Italia e nel mondo.

 

Quando ci si accosta alla musica contemporanea, si pensa a nuove forme espressive, spesso in rottura con gli schemi del passato. Qual è il suo approccio?

Un compositore, a un certo punto della sua vita creativa, ritengo non debba essere più in rottura con il passato o in linea con le mode del presente. La musica contemporanea è sicuramente un contesto sperimentale, molto spesso complesso e difficile da far digerire a un vasto pubblico; però alcuni risultati dell’esperienza di ricerca estrema, soprattutto negli anni Settanta-Ottanta, vanno salvaguardati. Soprattutto quelli riguardanti l’approfondimento nell’uso degli strumenti e delle possibilità di comunicazione con gli strati più profondi della psiche umana, ai quali in precedenza era impossibile arrivare.

 

Ci spieghi meglio…

Mi riferisco a tutti quegli effetti, colori, ombre, dimensioni, che vanno simultaneamente a sollecitare l’inconscio dell’ascoltatore in modo dirompente rispetto alle esperienze musicali pre-novecentesche. Allo stesso tempo questa complessità è più uno strumento che uno stile. Come compositore, io cerco di recuperare un dialogo con l’ascoltatore, attraverso una ricerca finalizzata a penetrare il funzionamento del cervello umano. È mia convinzione che alla base della musica ci siano la melodia e l’armonia, due concetti storici che invece la musica contemporanea ha per vari motivi disintegrato. Aspetti come la ripetizione, la chiarezza e la semplicità in musica sono fondamentali per creare una connessione con l’ascoltatore. Allo stesso tempo, una complessità è necessaria per creare la tridimensionalità della musica, una dimensione ulteriore, quella psicologica, quella dell’intuito.

  

Un aspetto che contraddistingue il suo lavoro è la lettura in chiave antropologica della musica: in quest’ottica si inserisce la sua collaborazione con PER Lab (Laboratorio di Psicologia, Emozioni & Ricerca). 

PER Lab nasce come spin-off dell’università di Firenze, creato da mia moglie, Laura Artusio, psicologa esperta in intelligenza emotiva. Per me è stata una connessione fondamentale perché gli strumenti dell’intelligenza emotiva forniscono una prospettiva nuova e più tecnica delle emozioni e dei sentimenti. Senza emotività è impossibile acquisire un dato cognitivo: ogni nostra esperienza rimane dentro di noi, è acquisita nel momento in cui c’è un’emozione che la riguarda. Ad esempio, se studiamo a memoria un libro tecnico per un esame, sicuramente saremo preparati ma dopo una settimana verrà meno l’apprendimento di quel libro. Se invece la conoscenza è collegata a esperienze emotive, il ricordo andrà molto più in profondità. La musica deve avere un aspetto emotivo importante, altrimenti diventa mera atmosfera. Dagli anni Settanta, la musica contemporanea, caratterizzata da dissonanze e cacofonie aggressive, si è progressivamente evoluta fino ad arrivare, agli inizi del XXI secolo, alla creazione di pagine nelle quali i compositori più interessanti erano coloro che riuscivano a creare composizioni più raffinate ma sempre svincolate dall’aspetto emozionale. Al contrario, i grandi compositori del Novecento, da Stravinsky a Ligeti, scrivevano opere con un range emozionale molto ampio. Oggi, il messaggio standardizzato della musica contemporanea si riduce spesso a un paio di emozioni: depressione e angoscia.

 

Quando si pensa al pubblico italiano, poco abituato al linguaggio della musica contemporanea, viene da chiedersi se sia un problema di educazione o ci sia dell’altro…

La musica, come l’arte in generale, è destinata a tutti: il requisito fondamentale è la curiosità e non c’è necessariamente bisogno di una base culturale e nozionistica. È anche vero che la sensibilità di una persona si acutizza nel momento in cui si è più esposti a qualcosa: se un bambino viene educato fin da piccolo alla musica classica, crescendo svilupperà una maggiore sensibilità nei suoi confronti. Sicuramente è presente un fattore educativo ma il vero scopo dell’arte è di toccare in modi diversi chiunque. L’arte è sempre stato il viatico per diffondere messaggi sociali attraverso le diverse epoche storiche.

 

L’arte, quindi, è senza tempo: oggi è possibile creare davvero qualcosa di nuovo? Cos’è l’originalità?

L’originalità dovrebbe essere una conseguenza del lavoro e non l’obiettivo.

Da un punto di vista genetico ogni persona è unica; quindi, nel momento in cui si è davvero se stessi inevitabilmente la propria opera assurge a caratteri di originalità e unicità. Allo stesso tempo questa tema è stato trattato più volte e molti dicono che nulla si inventa, semmai si riassembla. Mi è tornata in mente una frase che riassume bene il mio pensiero ma che è stata formulata magistralmente dal Maestro Baremboim. L’arte deve avere due caratteristiche: deve parlare alla propria epoca ma allo stesso tempo deve essere senza tempo, e per essere senza tempo deve essere moderna. Se si ha un atteggiamento nostalgico, si priva automaticamente l’opera del concetto di eternità. Nel campo della moda o della musica pop, per esempio, i lavori inediti sono all’ordine del giorno. Si anticipano e si dettano delle tendenze, così come fa il cinema che si rinnova continuamente. Spesso il compositore odierno pensa che l’originalità consista nel fare il gesto più eclatante, l’inaspettato a discapito dell’aspetto emozionale.

 

Se le dico tecnologia e innovazione, cosa le viene in mente?

Sicuramente il Disklavier Composer Contest presentato da Cremona Musica e Yamaha Music Europe in occasione della ventitreesima edizione del Cremona Musica. Il concorso di composizione sfrutta la tecnologia Disklavier che fa suonare autonomamente il pianoforte ed è un’esperienza incredibile. Questa innovazione permette di superare i limiti creativi che un compositore può avere nello scrivere per pianoforte. Stiamo parlando di una tecnologia molto avanzata che rappresenta una grandissima risorsa, però penso sia importante arrivarci gradualmente. Io ho una mia formula secondo la quale la creatività è inversamente proporzionale ai mezzi, ovvero l’importanza di sapersi inventare senza il supporto infinito della tecnologia. Noi giurati del concorso abbiamo scelto compositori nei quali si percepiva la grande conoscenza dell’acustico e della dimensione umana e da lì la capacità di andare oltre.

 

Cremona Musica dà spazio sia a giovani talenti che a professionisti affermati: cosa rappresenta per lei?

Per me è una prima esperienza e confesso di essere molto curioso di capire come una figura come me interagirà con un simile ambiente. È una manifestazione importante che mi aprirà a nuove prospettive e che mi consentirà di dire la mia. Da una parte vivrò in osmosi con l’ambiente, dall’altra avrò un’interazione attiva e più tecnica.