Von Arx: "Suonare uno Stradivari è un'esperienza unica, quasi mistica"

di Viola D'Ambrosio

Napoletano di nascita, di origine svizzera, e cremonese nel cuore. Quante anime sono in Fabrizio von Arx?

Sicuramente in me convivono molte anime, risultato delle diverse esperienze di vita e di crescita professionale. C’è il periodo napoletano, di genesi artistica, con Giovanni Leone, con cui ho conseguito il diploma, esponente della grande scuola napoletana di violino di D’Ambrosio, a sua volta maestro di Salvatore Accardo. L’anima napoletana è quella più marcata, anche se il periodo di perfezionamento a Ginevra con Corrado Romano è stato fondamentale. Questa città mi ha adottato e a lei devo gran parte delle mie amicizie artistiche e professionali. Un’altra esperienza importante è stata quella americana di Bloomington, alla Jacobs School, nella quale il contatto con il Maestro Gulli e Nelli Skolnikova mi ha arricchito non solo musicalmente ma umanamente; per poi concludere con il ritorno in Italia all’Accademia Stauffer di Cremona proprio con il Maestro Accardo. Con questa città è stato un vero coup de foudre, un colpo di fulmine avvenuto anche con il mio violino cinque anni fa.

 

Lei suona uno Stradivari del 1720, “The Angel” ex - Madrileno, dalla storia enigmatica e per lungo tempo dimenticata...

In realtà non è stata dimenticata, ma fa parte di quei grandi violini di Antonio Stradivari commissionati allo stesso liutaio cremonese nel 1700 dalla Spagna. Fu riscoperto negli anni Cinquanta a Madrid, da cui il nome Madrileno, da Carlos Sedano per poi riapparire a New York dall’esperto liutaio Rembert Wurlitzer e da John Arthur Beare a Londra. Questo violino era stato suonato da grandi musicisti, tra cui Ruggiero Ricci. Lo suonai in occasione di una registrazione con il Maestro Bruno Canino e me ne innamorai immediatamente. Sono riuscito a riportarlo in Svizzera e in Italia l’ho ribattezzato “The Angel” ex - Madrileno 1720 insieme al Cardinale Gianfranco Ravasi a Venezia con un concerto nella Basilica di San Marco nel 2018.

 

Cosa si prova a suonare uno strumento considerato un miraggio per molti?

Avere il privilegio di suonare uno Stradivari è sempre un’esperienza unica, direi quasi mistica: un viaggio nella cultura del passato che rende consapevoli dell’esistenza di questa “risonanza” capace di interpretare ancora oggi la nostra musica: un violino senza tempo! Un’incredibile gamma di sfumature al servizio di una sonata di Bach, così come di un concerto contemporaneo.

 

Oggi non si è ancora riusciti a capire il segreto di questi grandi strumenti…

Ritengo che in questi secoli, e parlo del 1600 e del 1700, si siano costruiti i migliori strumenti al mondo, da Amati a Stradivari, da Guarneri a Guadagnini, solo per citarne alcuni. Credo che uno dei segreti risieda nello stile di vita artistico del liutaio stesso. Infatti, all’epoca, i musicisti erano anche dei compositori: Corelli, Locatelli, Geminiani, Vivaldi inventarono la tecnica violinistica. Parallelamente, si sentì il bisogno di sviluppare ed ampliare anche le potenzialità degli strumenti musicali, ed ecco che la sinergia tra liutaio e musicista/compositore diventa essenziale.

Non dobbiamo dimenticare che Stradivari, così come i suoi successori, ha avuto la fortuna di essere nato in una città in cui esisteva già la miglior bottega di liuteria al mondo, quella della famiglia Amati, che aveva portato il violino all’apice del suo sviluppo. Stradivari si è trovato in un momento storico ed artistico di grande qualità, che ha fatto da sponda alle sue idee innovative e visionarie.

 

A volte i sogni possono diventare realtà: è il caso della Fondazione Casa Stradivari, un progetto ambizioso che l’ha vista impegnata in prima fila.

Nel 2020, in pieno periodo covid, il mio violino ha festeggiato il tricentenario della sua nascita. Fortunatamente in Svizzera le restrizioni per la pandemia sono state più blande e non ci sono mai state chiusure totali ma solo parziali. Così decido di volergli offrire come regalo di compleanno il ritorno nella sua città natale, Cremona. In automobile da Ginevra attraverso le Alpi, ed insieme ad altri amici musicisti organizzo, durante il percorso, sette concerti in piccoli villaggi di montagna, per poi concludere in bellezza al Museo del Violino di Cremona. In quest’ultima tappa chiedo di fare anche delle video-riprese nella casa nuziale di Stradivari e lo stato di abbandono in cui la trovai mi colpì profondamente. Così insieme ai proprietari ed amici amanti dell’arte decido di creare la Fondazione per il recupero della casa. L’ambizione è quella di ricostruire ciò che accadeva all’epoca nella casa del genio cremonese: una bottega che diventa microcosmo per musicisti, compositori e liutai, dedicata allo sviluppo di una vita artistica dinamica e creativa.

 

E con questo violino si esibirà al Cremona Musica edizione 2022: ci da qualche anticipazione?

Sarà un’occasione per presentare il mio violino, per condividere con il pubblico le emozioni che si provano nel suonarlo e per presentare il progetto della Fondazione Casa Stradivari. Penso che la congiuntura verificatasi qui a Cremona sia molto favorevole per portare a termine anche i progetti più ambiziosi. Questa città sta vivendo una vera e propria rinascita: il Museo del Violino, il Conservatorio, l’Accademia Stauffer, il Teatro Ponchielli. La sinergia tra tutte le parti in gioco è decisiva per la realizzazione di grandi opere.