Andrea Tarquini: la musica per raccontare

di Giorgiana Strazzullo

Andrea Tarquini è cantautore e chitarrista acustico romano classe 1972. Lartista estende le sue radici al suono americano traendo ispirazione principalmente dal jazz e dal folk.

Nel 2008 si trasferisce a Milano e da chitarrista virtuoso e cantautore vive e racconta lItalia sui palchi musicali con il desiderio di autenticità. Realizza nel 2013 il disco d’esordio Reds - Canzoni di Stefano Rosso” per commemorare l’amico e il maestro grazie alla saggia guida Luigi “Grechi” De Gregori e Paolo Giovenchi.

Dal 2017 collabora con Cremona Musica organizzando la rassegna-premio Corde & Voci dAutore”. Questanno ad esibirsi durante la IV edizione saranno sei cantautori-chitarristi.

Nel 2022 esce il suo terzo album intitolato In Fondo al 900” recensito favorevolmente dalla critica.

 

 

Quando è nata la collaborazione con Cremona Musica?

Nel 2017 ho cominciato ad organizzare il contest Corde e Voci d'Autore”.

Ho voluto realizzare un premio dedicato alla figura del “Cantautore Chitarrista” inteso come colui che usa lo strumento al servizio della scrittura oltre che della performance.

Il mondo degli strumentisti, specialmente quello dei chitarristi, è fatto spesso da amanti del virtuosismo e della tecnica, abbiamo invece pensato di portare a Cremona Musica artisti capaci di mediare tra un interesse esclusivamente strumentale e il mondo della canzone.

Per il futuro desideriamo continuare su questo binario, mantenendo il connubio tra lo strumento in quanto tale e il contenuto che se ne fa. Mi auguro che negli anni futuri riusciremo anche a coinvolgere i produttori, gli studi di registrazione, le etichette e gli editori musicali.

 

Quali sono gli artisti selezionati? Secondo quale criterio vengono scelti?

I cantautori in concorso quest'anno sono sei: Riccardo dAvino, Giacomo Deiana, Frey, Leonardo Gallato, Simone Presciutti, Michele Scerra.

Purtroppo quest'anno c'è solo una donna, di solito manteniamo una parità di genere però poi alla fine quello che conta più di tutto è la qualità.

Il criterio con cui li scegliamo è molto semplice: devono essere cantautori e chitarristi (non per forza dei virtuosi) ma devono usare lo strumento come mezzo al servizio della scrittura e della performance.

Penso a… Stefano Rosso e a Pino Daniele: eccezionali anche solo chitarra e voce.

Vorremmo col tempo, e crescendo, dare un segnale all'industria discografica affinché questo tipo di tradizione artistica non venga trascurata.

 

Cosa offre Cremona Musica alla realtà dei cantautori?

Io faccio il cantautore di mestiere e poi sono un chitarrista, per me ogni volta venire a Cremona significa vedere e toccare con mano lo stato di salute della produzione di strumenti e ogni volta è entusiasmante perché si trovano vecchi amici e cose nuove - ti accorgi che è un mondo in evoluzione che però avrebbe bisogno di maggiori sostegni pubblici.  

Ancora oggi chi fa il musicista, e ancora di più il cantautore, vive una fragile realtà!

Una delle cose importanti di una manifestazione come Cremona musica è proprio il fatto che ci si rende conto che tanta gente vuole fare questo mestiere, che ci mette tutto l'impegno e talvolta fa anche grandi investimenti.

Sono mestieri senza i quali il nostro paese sarebbe più povero!

 

Secondo la sua esperienza di artista e organizzatore di cosa deve parlare un cantautore considerando che oggi i social parlano di tanto e di tutto?

Proprio questanno è uscito il mio terzo disco intitolato “In Fondo al ‘900”.

In questo caso ho scelto di parlare del secolo scorso! La memoria è l'unico strumento che ci può portare in avanti: senza memoria non c'è futuro. Questo è un mio personale approccio, però, attraverso questo leitmotiv, si possono raccontare sia cose meravigliose che delle tragedie.

L'importante è raccontare qualcosa con un punto di vista proprio!

Ci sono sempre molteplici e diversi piani di lettura. È interessante il punto di vista laterale di qualcuno che ti racconta un aspetto particolare di quella vicenda. È un po' quello che manca oggi… oggi si va molto per slogan e i social network hanno facilitato questa deriva di superficialità. I cantautori devono raccontare la vita usando la bellezza che alla fine è tutto ciò che educa e che dà piacere.

Nel raccontare dovrebbero utilizzare i linguaggi e gli stilemi della poesia, della letteratura, cercando di fuggire la banalità.

 

Come è nato questo ultimo album che hai realizzato?

Detto in confidenza… “io sono un pachiderma”! Scrivo con una certa lentezza: il precedente disco era infatti del 2016.

Sono venute fuori delle canzoni appunto generazionali, nate a Milano - alcune cose le ho scritte in campagna, altre in città, una al mare.

Questo disco ha preso vita osservando l'Italia di oggi. Ho trovato un ottimo produttore e ho avuto modo di coinvolgere alcuni musicisti coi quali lavoro da tanti anni e altri piacevolmente non previsti come Luca Velotti (clarinettista di Paolo Conte), il Trio Cavalazzi e alcuni dei musicisti di De Gregori.

Ho ingaggiato anche artisti americani: perché la musica americana è il mio habitat sonoro.

 

Quale delle sue canzoni porterebbe sull'isola deserta?

Fiore rosso” è la canzone più importante che ho scritto! Dedicata a Beppino Englaro e quindi è una canzone che mi ha dato anche parecchie soddisfazioni.

 

Cosa pensa del concerto-Live e della discografia oggi?

In Italia è tutto un po' un disastro: nei Live se non sei una star fai fatica a fare un numero di concerti sufficienti per coprire tutti gli investimenti che hai fatto... questo è un limite del nostro sistema.

Sulla discografia vale lo stesso discorso: abbiamo un management discografico che tende ad occuparsi e a privilegiare soltanto ciò che è al centro del panorama commerciale con il risultato che tutti tendono ad imitarsi.

Ecco se ci fosse una maggiore dose di rischio nei confronti di tutti i generi che si vedono in giro probabilmente avremmo un panorama discografico molto più ricco, vario e divertente!

 

Il dialetto può arricchire il Cantautorato?

Nel Contest ho permesso la partecipazione a canzoni scritte in italiano o in uno dei dialetti italiani. Constato che alle Targhe “Tenco” i dischi in dialetto che vincono sono sempre (con tutto il dovuto rispetto e amore che ho ho per questi idiomi) o in napoletano o comunque nei dialetti del Sud-Italia.

Bisognerebbe approfondire! NellOvest più profondo, quasi al confine con la Francia, ancora oggi si parla il Patois una lingua occitana (provenzale).

Claudio Sanfilippo pubblicò un bellissimo disco in dialetto milanese e curiosamente questo discorso fu ignorato mentre invece è stato un capolavoro.

Anni fa Lino Straulino, cantautore chitarrista, fece diversi dischi in friulano e credo li faccia tuttora. Bisognerebbe ampliare e spaziare di più.