T. Lonquich: "Amo fare musica in tutte le sue forme"

di Gloria Galbiati

A Cremona Musica 2019 il clarinettista Tommaso Lonquich sarà protagonista di tre eventi: un appuntamento sulla formazione dei giovani, una masterclass, e un concerto. In attesa di incontrarlo, l'abbiamo intervistato per capire cosa aspettarci.

 

Maestro Lonquich, nel suo primo appuntamento a Cremona Musica terrà un seminario di musica da camera intitolato "La voce in ascolto". Come si svolgerà e a chi è rivolto?

Trovo che il modello umano e artistico offerto dalla musica da camera sia il più naturale e stimolante: innesca una fertile dialettica tra responsabilità individuale e apertura al dialogo, intrecciando poeticamente (e praticamente) proposta e ascolto. È un punto di vista che conservo invariato anche quando suono come solista. Dopo tutto, nel far musica con sensibilità non si è mai "solista": siamo in eterno dialogo con il silenzio e spesso con il suono. Partendo da questa mia passione per la cameristica e dal desiderio maieutico di contagiare giovani interpreti, ho istituito a Firenze il laboratorio "La voce in ascolto", parte integrante del percorso formativo Dædalus, che ha luogo nel nostro Kantoratelier in stretta collaborazione con MusicaFelix di Roberto Prosseda e Alessandra Ammara. A Cremona sarò in compagnia di Cristina Barbuti, pianista, arte-terapeuta e co-fondatrice di Kantoratelier e Dædalus. Il seminario prenderà la forma di una conversazione aperta sulla natura della musica da camera ed includerà un laboratorio interpretativo con due giovani pianisti del percorso Daedalus.

 

Il 29 pomeriggio, poi, si esibirà insieme al pianista Giuliano Mazzoccante. Com’è nata questa collaborazione e che programma ci proporrete?

Ho avuto il grande piacere di ascoltare Giuliano un paio di anni fa in uno degli Hauskonzert organizzati da Dora e Nora Schwarzberg nella loro casa viennese. Queste occasioni sono bellissime giornate, maratone di musica nello spirito originario della Hausmusik, che coinvolgono musicisti di tutto il mondo e di ogni età nel condiviso amore per la musica e con grande calore umano. Quel giorno Giuliano ed io non abbiamo suonato insieme se non in una divertente improvvisazione klezmer nata estemporaneamente dopo qualche sorso di vino, quando si era già fatto buio. Da allora abbiamo desiderato trovare un'occasione per ritrovarci a fare musica. Siamo molto felici di poter inaugurare la nostra collaborazione proprio a Cremona con un programma costituito da capolavori di Debussy, Schumann, Poulenc e Skrjabin.

 

Dal suo curriculum si legge che ha avuto molte esperienze e suona tuttora sia in orchestra che in svariate formazioni cameristiche. Con quali organici riesce ad esprimersi al meglio?

Amo fare musica in tutte le sue forme. Scelgo i miei progetti cercando una varietà che mantenga fresca la mia relazione con il palcoscenico, prediligendo la qualità del repertorio e la sintonia con particolari colleghi. La maggior parte dei miei impegni è nella musica da camera: il clarinetto ha il privilegio di un bellissimo repertorio cameristico, tra cui si annoverano capolavori maturi di Mozart, Brahms, Schumann, Schubert, Debussy. Amo anche collaborare con speciali formazioni orchestrali che affondano le loro radici in una cultura di ascolto cameristico, quali l'Orchestra da Camera di Mantova, la Haydn Philharmonie in Austria, e l'Orchestra Leonore di Pistoia. Inoltre, il mio interesse per il contesto storico dell'interpretazione mi ha portato sempre più verso gli strumenti originali; non solo attraverso esperienze con il clarinetto antico, ma recentemente anche con il flauto dolce barocco, strumento che mi permette di accedere alla musica di un periodo storico che amo a dismisura, ma dalla quale purtroppo il clarinetto è pressoché escluso. Sul versante contemporaneo mi occupo da vari anni di improvvisazione e di sinergie con altre performing arts quali la danza ed il teatro, principalmente in Danimarca con l'Ensemble MidtVest.

 

Quali sono i suoi primi ricordi legati alla musica?

Un ricordo d'infanzia particolarmente dolce è quello di risvegliarmi pigramente al suono di un pianoforte, suonato da mio padre o da mia nonna: Chopin, Mozart, Schumann, Beethoven, Schubert... Voci quotidiane e ricorrenti. Suppongo che per me la musica conserverà sempre l'eco di quel calore domestico, di un comodo risveglio tra coperte sonore.

 

È nato ad Imperia, a sedici anni ha lasciato l’Italia per trasferirsi prima negli Stati Uniti, poi in Olanda e in Spagna. Ora vive in Danimarca, ma continua a girare il mondo per fare concerti. Quanto è importante per un artista conoscere la realtà globale che lo circonda e quali preziosi stimoli ha ricavato da queste sue esperienze itineranti?

C'è anche un altro recente ulteriore trasloco: da un paio di mesi sto prendendo una pausa dalla mia esperienza danese e mi sono trasferito a Lubiana, in Slovenia. Certamente viaggiare mi ha arricchito moltissimo in esperienze, amicizie, capacità e punti di vista. È tuttora così. Ma ultimamente mi confronto sempre di più con la sensazione peculiare di sentirmi a casa un po' ovunque, senza tuttavia poter chiamare alcun luogo veramente "casa". Suppongo che sia una sensazione condivisa da molti musicisti e da tutti i viaggiatori seriali. Forse la colpa è del calendario fitto (forse è l'età che avanza!)... ma mi capita sempre più spesso, negli istanti che seguono l'ultima nota di un concerto, di non riuscire a ricordare immediatamente in che luogo mi trovi. Che non sia proprio la musica ad offrirsi convenientemente come via di fuga, come vivo riposo su un logorante itinerario di viaggio, come "casa"?

 

Avendo studiato anche economia, avrebbe potuto inseguire un’altra strada professionale. Perché ha scelto proprio la musica?

Ho sempre avuto grande interesse per la storia, la psicoanalisi e la filosofia.  All’università ero parallelamente iscritto alla facoltà di economia, in bilico tra la musica e un presunto futuro in giurisprudenza. Ma la scelta l’ha presa il palcoscenico, fonte di un brivido speciale che mi ha catturato e del quale non posso ormai fare a meno. Credo che le mie passioni extra-musicali giochino tuttora un ruolo fondamentale nel contestualizzare ed arricchire la mia fantasia come ascoltatore ed interprete.