Il liutaio F. Noharet, il metodo cremonese e la meticolosità del vignaiolo francese

Cresciuto professionalmente fra la Francia, Cremona e Parma, Frédéric Noharet oggi vive e lavora nella città emiliana, dove produce strumenti che riflettono lo stile dei diversi luoghi dove ha vissuto, reinterpretati attraverso la sua ricerca. In attesa di incontrarlo a Cremona Musica, abbiamo parlato con lui del suo lavoro.

 

Lei è nato in Francia, ha studiato a Cremona e vive a Parma, altra terra con una grande tradizione nella liuteria. Quanto c’è di questi tre luoghi nei suoi strumenti?

Costruisco i miei strumenti con il metodo classico imparato alla scuola di Cremona. Ho elaborato nel tempo questo metodo con lo sforzo, la pazienza e la meticolosità di un produttore di vino francese, è così anche per la ricetta della mia vernice. Infine, la raffinatezza e l’attenzione alla morbidezza delle linee portati avanti dalla scuola di Parma hanno senz’altro influenzato il mio stile.

 

Quali sono le peculiarità principali del suo metodo?

La base del mio metodo è la lavorazione “a cassa chiusa” ipotizzata dal Sacconi come il metodo classico Cremonese antico. Ho cercato di capire quali potevano essere le ragioni profonde che portarono a un tale metodo, e di adattarle alle mie esigenze. Il procedimento che uso tutt’ora non è quindi molto distante di quello esposto dal Sacconi nel suo libro; si può dire che ne rappresenta una mia personale interpretazione. Quindi: posizionamento delle effe dall’interno della tavola armonica, nonché filettatura, sgusciatura e rifinitura dei bordi a cassa armonica già assemblata. Amo questo metodo perché ritengo sia il più adatto alla “creazione” di strumenti nuovi. Intendo dire quando, come nel mio caso, si ha la pretesa di disegnare i propri modelli seguendo il personale senso della bellezza e dell’armonia, nonché di ricercare una sonorità propria.

 

Lei ha aperto la sua bottega a Parma in un cortile, senza vetrine. Ci può spiegare questa scelta?

Quando iniziai trenta anni fa, avere una bottega con vetrina era piuttosto raro. In ogni caso ho sempre vissuto il mio lavoro come una specie di meditazione; credo molto nell’ispirazione e nel “dialogo” con i materiali che adopero. L’assenza di vetrina mi consente una maggiore concentrazione.

 

L’anno scorso ci disse che per lei Cremona Musica è molto importante per raccogliere i feedback dei clienti. Cosa ha scoperto nel 2018 e come hanno influenzato la sua produzione nell’ultimo anno?

Il feedback del 2018 è stato particolarmente positivo. Ho riscontrato che i miei strumenti sono molto apprezzati e questo è per me motivo di proseguire nella stessa direzione.

 

Cosa si aspetta dalla prossima edizione di Cremona Musica?

Quando l’attività si basa esclusivamente sulla costruzione di strumenti nuovi, la vendita dello strumento rappresenta un punto di arrivo dal quale ripartire verso nuovi clienti. E’ importante quindi che alla manifestazione venga sempre gente nuova, competente e curiosa, ancora meglio se in cerca di uno strumento!